Buon Natale a chi?!

Se in autunno cadono le foglie e cadono pure i mar(r)oni perché sembra solo l’altro ieri che si era in spiaggia a bere Mojhito e a ballare Despacito, attorno a Natale, il tasso di depressione spesso aumenta a livelli esponenziali, tanto che se il sig. Scrooge si rendesse disponibile a tenere gruppi di auto-mutuo-aiuto, non basterebbero gli stadi per contenere tutti i partecipanti.

Se dentro di voi alberga comodamente un Grinch più verde dell’erba del vicino che è sempre più verde, allora questo articolo fa per voi. 
Se invece in questo periodo vi sentite fremebondi e felici come dopo un centrifugato di tutti i finali happy della Disney, questo articolo fa per voi.
Se del Natale, ve ne sbattete gli ammenicoli, che ve frega, leggetelo comunque, che fa sempre cultura.
I panettoni lievitano, le bollicine frizzicano e le persone si domandano se è una festa cristiana o pagana, ma se ne dimenticano in fretta e se magnano pure la nonna attaccata al cotechino con le lenticchie.

C’è chi adora il Natale e già a novembre addobba casa con luci stroboscopiche, alberi in crisi epilettica, centrotavola, ghirlande, festoni e presepi che manco a Las Vegas. 
C’è chi ha il cuore tristissimo come il primo giorno di saldi in cui trovi solo le taglie piccole e finisci sbronzo al bar perché ti senti pure ciccione, oltre che povero perché tanto i soldi per prendere quella cosa non ce li avevi comunque.
C’è chi invece inizia la propria personalissima battaglia (a volte anche un po’ troppo mainstream) contro l’ipocrisia di fare gli auguri a chicchessia e l’imperante buonismo, finto come la pubblicità di Pantene che promette di riparare le doppie punte.

Il Natale più bello si vede attraverso gli occhi incantati dei bambini, che finalmente sentono che la realtà può essere una magia, i sogni si avverano, i regali si scartano e si possono mangiare un sacco di dolci. Il glucosio sparato a bombazza nel sistema circolatorio li agita come farsi di cocaina sulle montagne russe, ma l’eccesso di zucchero nei minori impensierisce un pochino meno mamma e papà che tanto sono sbronzi di vin brulè (corretto) e gli assistenti sociali muti.

Il Natale più dolce è quello di una mamma che aspetta il suo bambino o che l’ha appena accolto fra le sue braccia, inaugurando nel suo cuore lo spazio più confortevole, sicuro e protettivo che si possa pensare. La gioia di due genitori, che si sentono così felici da scoppiare e al tempo stesso così terrorizzati di non essere all’altezza di quell’esserino lì o di non riuscire a proteggerlo dalla bruttezza del mondo, è particolarmente speciale a Natale. Insomma, se partorisci attorno a Natale, ti senti un po’ la Madonna, quindi un po’ in colpa guardando il tuo Giuseppe che dice che il bimbo somiglia tutto a lui, dice.

Il Natale più romantico è quello che si prepara a celebrare una unione o una promessa. La speranza che due, contro il mondo, possano sfidare le leggi della convivenza, della monotonia e della routine. Promesse, baci, speranze, sogni di zuccherosa felicità senza fine. Tranquilli: poi passa. 

Infine, c’è il Natale #maiunagioia, quando ti accorgi di avere finito tutti i cassetti dentro cui avevi nascosto i sogni e non puoi più tollerare di fare una vita che non ti appartiene, ti sale una nebbia fitta dentro che neanche ad Avalon ne hanno mai vista tanta.
Il Natale ti schiaffa in faccia il fatto di avere o meno una famiglia, di essere o meno innamorato, di essere in salute o di avere così tanti asterischi nelle analisi cliniche che l’unica consolazione potrebbe essere che le urine vengano descritte come di color oro invece che giallo paglierino.
Vedi camminare sotto le luminarie del centro le coppie felici che si stringono innamorate, mentre osservano le vetrine creando desideri da scartare sotto l’albero, mentre tu pensi che l’unico regalo che scarterai sarà il calendario della Contarina da appendere a gennaio a lato del frigo.

Ora vi faccio una confidenza. 
Il mio Natale è stato bellissimo in modo convenzionale fino a un certo punto in cui non lo è stato più. A un certo punto l’albero lo facevo sempre da sola e il giorno di Natale guidavo per molti chilometri per andare a trovare parti della mia famiglia in posti diversi e ritrovare pezzi del mio cuore che in quel giorno si rimettevano assieme. Pranzo da una parte, cena da un’altra parte, io nel mezzo. Guidavo per ore e cantavo i grandi classici di Natale un po’ piangendo e un po’ sorridendo di gioia.
Mi sentivo un po’ felice e un po’ triste. E’ così il Natale, per me, è il periodo più bello dell’anno. Non perché la mia vita sia perfetta, non perché io abbia una famiglia convenzionale, non perché sotto l’albero troverò proprio quello che desideravo, se non ce lo metto io. 
È il periodo più bello perché so che se voglio amore nella mia vita, lo devo dare. Se voglio un’amica, lo devo essere io per prima, se voglio essere felice, me la devo costruire la felicità.
Non importa quello che hai, importa chi sei.
Io a Natale porto fuori a giocare la bambina che ero, e sono davvero, davvero, felice.

Quello che vuoi non è un premio perché sei stato bravo o hai seguito le regole. Non sta scritto da nessuna parte che chi si merita l’amore (o la felicità) la avrà, nemmeno nella Bibbia (Nuovo o Vecchio Testamento che sia). 
E sai perché? Per l’effetto wow
L’universo o chi per esso, si diverte un sacco ad usare l’effetto sorpresa e a buttare lì gioie a caso, a chi non le merita, a chi ci ha fatto soffrire, a chi ha fatto una promessa senza mantenerla, alle persone brutte brutte o medie medie. 
La gioia arriva quando meno te la aspetti e se te la aspetti non arriva perché non si diverte, preferisce comparire ad una festa, inaspettata, quando tutti esclamano “ooooh” e restano a bocca aperta, magari poco prima che si accendano le luci e il deejay sbadigli mettendo su l'ultimo disco.

Quindi, questo Natale, esci, sorridi, fai credere alle gioie che non hai bisogno di loro e zacchete, te ne ritrovi una dentro ai risvoltini dei pantaloni. Brrr.


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